Sterilità, definizione ed incidenza

Che cosa si intende per sterilità?

La sterilità è generalmente definita come la incapacità a procreare dopo almeno 18 mesi di rapporti spontanei non protetti. La maggior parte delle coppie presume di essere fertile e si aspetta di procreare senza problemi, pensando che per avere un figlio basti semplicemente non utilizzare sistemi di contraccezione , che sia una cosa “ naturale “, qualcosa che accade da sempre e sempre accadrà perché è nel ordine naturale delle cose. Purtroppo non è sempre così.. Infatti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 25% delle coppie in età fertile sperimenterà almeno un periodo di difficoltà a concepire  e  circa il 15% è sterile e queste percentuali sembrano essere in aumento, specie nelle società più industrializzate, principalmente per motivi socio-demografici ed ambientali.

In che modo i fattori sociali influenzano la fertilità?

Ci si sposa più tardi e, spesso, la ricerca della maternità viene ritardata per la precarietà che caratterizza oggigiorno il mercato del lavoro o perché, essendo oramai la procreazione una scelta autonoma e non un obbligo sociale, la si ritiene un ostacolo alla carriera. Questo può voler significare oltrepassare il picco di massima fertilità che, per una donna, si colloca tra i venti ed i trenta anni. Oltre i trenta anni si osserva un costante declino della fertilità che diviene esponenziale oltrepassati i trentacinque anni. Dopo i quaranta anni l’indice di fertilità diviene bassissimo (Fig. 1). A 42 anni solo una donna su dieci riesce a concepire. Se una coppia non ha mai avuto gravidanze si parla di sterilità primaria, se invece ha già avuto gravidanze ma non riesce ad averne altre si parla di sterilità secondaria.

Avete accennato a motivi ambientali in grado di interferire con la fertilità, quali sono

È noto da tempo che gli agenti ambientali possono agire direttamente o indirettamente, attraverso meccanismi epigenetici, sulla fertilità. Basti pensare all’inquinamento, al fumo, all’alimentazione sbilanciata, ai campi elettromagnetici, per citarne solo alcuni. Un esempio classico è rappresentato dalla presenza degli ormoni negli alimenti: non solo gli estrogeni che possono essere usati illegalmente nell’agricoltura e nell’allevamento del bestiame, ma anche sostanze chimiche con azione estrogeno-simile che inquinano gli alimenti. Tali sostanze contaminano l’ambiente attraverso gli scarichi  industriali, dei veicoli e dell’agricoltura, oppure sono rilasciati dai contenitori nei quali sono conservati gli alimenti. Inoltre, tutte le situazioni che aumentano lo stress ossidativo ed i radicali liberi tendono ad abbassare la fertilità.

Lo stile di vita può influenzare la fertilità?

L’uso di droghe, l’abuso di alcool, una eccessiva obesità o magrezza, ma anche banalmente l’uso di indumenti troppo attillati, la promiscuità sessuale, alcuni lavori usuranti possono essere responsabili della sterilità. Fumare ha un impatto negativo sulle possibilità di concepimento. Nella donna la nicotina ed altri metalli pesanti presenti nel fumo, come il cadmio, interferiscono con la capacità delle cellule ovariche a produrre estrogeni e aumentano il numero di ovociti portatori di anomalie cromosomiche. Inoltre le donne che fumano vanno in menopausa prima delle non fumatrici e, in caso di gravidanza, hanno un aumentato rischio di aborto. Nei maschi il fumo interferisce sia sul numero che sulla qualità degli spermatozoi. Infatti la concentrazione di spermatozoi nei fumatori è in media più bassa rispetto ai non fumatori del 13 – 17 %. Questi effetti negativi tendono a ripetersi anche in presenza di inalazione di fumo passivo.

La sterilità può essere considerata una malattia?

La sterilità può essere considerata una malattia a pieno titolo considerato che l’ONU ha stabilito che la salute riproduttiva “è uno stato di completo benessere fisico, mentale e relazionale e non semplicemente l’assenza di condizioni patologiche o infermità che riguardino il sistema riproduttivo in tutte le sue funzioni ed i suoi processi”, pertanto le coppie che presentano difficoltà a concepire devono poter accedere ai vari percorsi diagnostici e terapeutici previsti dalla normativa vigente nell’ambito di una adeguata organizzazione sanitaria. In effetti, anche in Italia, dove esiste una normativa particolarmente restrittiva per l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, le stesse rientrano nei cosiddetti livelli elementari di assistenza (LEA) e, come tali, erogate dal SSN.

La diagnosi di sterilità è sempre una condanna definitiva per le coppie affette?

Una diagnosi di sterilità, nella maggioranza dei casi, non implica la impossibilità assoluta di avere figli, può semplicemente significare che per ottenere una gravidanza si deve ricorrere ad un percorso diagnostico e terapeutico nell’ambito della medicina della riproduzione.

Quale è il potenziale riproduttivo di una coppia?

La specie umana si distingue biologicamente per una basso indice di fertilità. Infatti, ad ogni ciclo mestruale, una coppia, al massimo della propria capacità riproduttiva, ha soltanto circa il 30% di possibilità di concepire. Questa percentuale si riduce significativamente con l’aumentare dell’età della donna, non superando il 20% oltre i 35 anni e calando ulteriormente intorno al 10% oltre i 40 anni. Pertanto, una coppia che intenda concepire è spesso costretta ad attendere alcuni mesi, prima di ottenere una gravidanza. Nel caso in cui l’incapacità di procreare si protragga oltre i 18 mesi, è possibile che la coppia sia interessata da uno stato di infertilità (maschile e/o femminile e/o di coppia) e che, quindi, possa essere utile ricorrere ad un centro specializzato nella cura della sterilità, in quanto la incapacità riproduttiva, oltre a costituire un ovvio problema di carattere medico, comporta anche aspetti altrettanto complessi di natura psicologica e sociale che possono trovare risposta adeguata solo in ambito specialistico.

Quali sono le dimensioni del problema sterilità?

L’infertilità maschile e femminile è indubbiamente un problema di consistenti proporzioni. Si stima infatti che oltre il 15% delle coppie in età fertile sia portatrice di severe disfunzioni riproduttive e che un ulteriore 10% soffra di patologie di più modesta gravità. Nonostante non siano disponibili dati epidemiologici esaurienti, è indubbio che anche nel nostro Paese l’infertilità affligga decine di migliaia di persone e che tale numero sia in costante crescita. Secondo gli ultimi dati epidemiologici oltre 45.000 nuove coppie l’anno avranno difficoltà nel concepire un bambino. La profonda trasformazione culturale della società italiana degli ultimi cinquanta anni ha fatto sì che le donne italiane facciano figli più tardi di quasi tutte le altre donne europee partorendo il primo figlio a 30 anni (un anno in più della media europea) e ne facciano di meno (1,22 contro 1,44).

E le sue cause?

Alcune delle disfunzioni riproduttive hanno un’origine genetica, mentre altre sono il risultato di influenze esterne. Alla radice del problema sono individuabili fattori sia di origine maschile che femminile in misura comparabile, possono, inoltre, essere individuate cause femminili ormonali, oppure riguardanti entrambi i partner contemporaneamente. Infine circa il 10% delle coppie infertili è affetta da infertilità inspiegata cioè da causa non nota.

Le più importanti cause di infertilità femminile sono rappresentate dalle disfunzioni ormonali che interferiscono con la crescita e la maturazione del follicolo ovarico e quindi con i processi dell’ovulazione; dalle affezioni a carico delle tube che possono essere sia di ordine meccanico che funzionale; dalle malformazioni uterine; dalla presenza di fibromi; dalle malattie a trasmissione sessuale responsabili delle malattie infiammatorie pelviche; dall’endometriosi., Tuttavia come abbiamo già detto, l’età della donna resta un fattore  fondamentale perché con l’aumentare dell’età della donna diminuisce il numero degli ovociti totali presente nelle ovaie (Figg. 3 e 4) e quelli presenti sono di peggiore qualità (Figg. 5 e 6).. Spesso gli ovociti di donne non più giovani sono portatori di patologie genetiche e questo può spiegare il perché il tasso di abortività si innalza man mano che ci si avvicina ai 40 anni. Inoltre, con l’aumentare dell’età della donna diminuisce l’elasticità delle fibre muscolari dell’utero che diviene più fibroso e, quindi, meno recettivo all’impianto embrionario ed aumentano le patologie organiche come i fibromi ed i polipi endometriali.

Anche la fertilità maschile ha subito una significativa riduzione ed il numero degli spermatozoi per millilitro si sarebbe quasi dimezzato negli ultimi 50 anni anche se esiste una grande variabilità nella conta degli spermatozoi (non solo da individuo ad individuo ma anche da eiaculato ad eiaculato), nella loro morfologia e nella loro capacità di movimento (motilità). Tra l’altro, la stessa conta degli spermatozoi non è un indice dimostrato di fertilità, in quanto non esiste una correlazione certa tra il loro numero ed il potenziale di fertilità maschile, tranne nei casi di grave oligoastenoteratozoospermia (riduzione del numero e della motilità ed aumento delle forme anomale degli spermatozoi nel liquido seminale) od azoospermia (assenza di spermatozoi nel liquido seminale). Le cause maggiori di sterilità maschile sono costituite da disfunzioni ormonali e metaboliche; da patologie organiche come il varicocele (Fig. 7) , il criptorchidismo, l’ipospadia; da patologie genetiche su base genica e genomica, come la microdelezione del cromosoma Y e la fibrosi cistica; infezioni.